Storia
La Cattedrale di Taranto è la più antica Cattedrale di Puglia.
I tarentini dell’XI secolo la costruirono nel cuore dell’isola conquistata dai normanni.
Questa Cattedrale, dedicata all’Assunta fin dai tempi più antichi, come annotano le più remote Visite Pastorali degli Arcivescovi tarentini, è ancora un libro tutto da leggere.
Gli storici e gli studiosi dell’arte non hanno ancora detto l’ultima parola su questo monumento sacro della città bimare, l’antica capitale della Magna Grecia.
In questo tempio si riassume quanto Taranto ha rappresentato nei secoli nel mondo dello spirito.
Le origini del Cristianesimo a Taranto sono antichissime ed ancora oggi avvolte nel mistero; di esse ci sono scarsissime tracce. Certamente era presente in Taranto un insediamento Paleocristiano, probabilmente rinvenuto proprio al di sotto della attuale Cattedrale nei recenti scavi. Nel 495 Papa Gelasio I, in una lettera inviata al vescovo di Taranto, impartiva disposizioni circa il fonte battesimale. Nel secolo V nella Cattedrale dedicata a Santa Maria esisteva il Battistero. All’inizio del secolo VII il Battistero fu ricostruito. Nel febbraio del 603 il Papa Gregorio Magno scrive una lettera al Vescovo Onorio felicitandosi per l’opera e consentendo l’uso del rinnovato fonte battesimale.
Più avanti nella storia un Vescovo tarentino, Aufredo, è al Concilio Romano del 743.
Significativa è però la data del 978: compare per la prima volta il titolo del «venerabile arcivescovo tarentino», in capo a Giovanni II. Il titolo è stato conferito dal Patriarca di Costantinopoli. Nel secolo X infatti i bizantini operarono in Taranto consistenti tentativi di attirare nella loro orbita anche la vita religiosa della città: costruirono chiese e monasteri greci. Ma la Cattedrale del Vescovo di Taranto rimane sempre fedele alla Chiesa di Roma. Tuttavia un residuo dell’influenza bizantina rimane nella liturgia della Chiesa tarentina: il canto delle letture bibliche in latino e in greco nelle Messe Pontificali delle solennità maggiori.
Intorno al 1050 giunge a Taranto come Arcivescovo il normanno Drogone, inviato dai conquistatori che hanno sostituito i bizantini. Al suo episcopato è comunemente legata l’edificazione della nuova Cattedrale di Taranto.
Il 10 ottobre del 1071 Drogone è a Montecassino per la consacrazione della basilica di San Benedetto compiuta dal Papa Alessandro II.
Negli ultimi decenni dell’Xl secolo la Sede tarentina viene elevata a Metropolitana. In quel periodo si pone mano ad una Chiesa più grande per una comunità guidata dall’Arcivescovo Metropolita. Berlingerio Tarentino, attribuisce a Drogone il rinvenimento del sepolcro di San Cataldo, un Vescovo irlandese morto a Taranto nel VI-VII secolo, il corpo di colui che i tarentini hanno da sempre considerato il loro più grande Vescovo, il loro Patrono, San Cataldo da Rachau, come si legge nella crocetta d’oro epistolografa rinvenuta nel sarcofago del Santo e conservata nel «Tesoro» della Cattedrale, era interrato nella zona dell’attuale battistero, probabilmente dove sorgeva l’antica cappella di San Giovanni in Galilea. La scoperta di queste reliquie, secondo la più antica tradizione tarentina, sarebbe avvenuta in occasione dei lavori di radicale restauro dell’antica Cattedrale.
Alessandro Cacace
